Fact Checking e Fake News (2)

Fact Checking e Fake News (2)

fake news e fact checking
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Il contesto

Due parole sul campo di gioco nel quale si disputa la partita delle fake news vale la pena spenderle. Il fact checking si propone di essere un sistema di filtraggio con lo scopo di separare le notizie buone da quelle cattive. Messa così sembrerebbe una grande novità, ma se fino ad oggi avete pensato che le notizie a cui avete accesso non siano in qualche modo setacciate beh, mi duole dirvi che qui a Topolinia non tutto è come sembra.

I tanto noti quanto misteriosi algoritmi di social e motori di ricerca decidono la gerarchia dei contenuti di nostro interesse. Gli algoritmi di Facebook se ne fregano bellamente che della vostra gitarella domenicale a me poco importi, i contenuti “family & friends” in questo momento sono al top e li devo fagocitare a prescindere. Poi ci sono i trending topics e non si può ignorare ciò che va per la maggiore, ovvero gli argomenti su cui popolo bue e somari istruiti si appassionano dando vita a battaglie epocali.

Google dal canto suo interpreta le vostre intenzioni di ricerca con le query, filtrando i risultati in base a ciò che avete cercato in precedenza e ai contenuti più popolari tra gli utenti. Se per vostra sfortuna non fate parte della maggioranza alcune ricerche risultano difficoltose. E comunque chi sgancia i soldi in qualche modo deve essere remunerato in visibilità. Per quanto tutto questo possa apparire disconnesso dal discorso sulle fake news, è bene avere un’idea seppur generica di come sia strutturato il territorio nel quale ci stiamo muovendo. Una fitta giungla in cui sono tracciati diversi sentieri che non siamo costretti a seguire, ma che in maniera naturale siamo portati a farlo. I filtri ci sono anche se spesso non si vedono. La questione sulle bufale in rete è dibattuta da diverso da tempo, ma all’indomani della vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali statunitensi sembra sia diventata una questione di stato. False notizie infatti avrebbero favorito Trump contribuendo all’ascesa  verso la Casa Bianca del capello arancio più famoso al mondo dopo Aldo Biscardi. Eppure qualche mese prima Gizmodo denunciava che le trending news sul social di Zuckerberg fossero state manipolate deliberatamente per favorire la Clinton, accuse che l'azienda di Menlo Park ha rispedito al mittente. Da qui l’esigenza, se possiamo definirla tale, di tracciare meglio i sentieri di cui sopra e avere qualcosa di ben delineato anche se poi, come vedremo nel prossimo articolo, ognuno fa un po’ come cazzo gli pare.

Le bufale sono sempre girate in rete e la rete stessa è stata sempre in grado di smascherarle. Il web è un sistema che finora ha dimostrato di sapersi autogestire discretamente, perlomeno rispetto al passato remoto in cui la smentita di una notizia era affidata all’organo stesso che l’aveva diffusa. E mentre la notizia falsa o artefatta campeggiava a caratteri cubitali in prima pagina, l’eventuale smentita veniva relegata in un trafiletto nelle pagine interne. Il business legato alle fake news d’altra parte è trasversale, sono molteplici infatti i blog, i siti e le pagine Facebook che devono la propria popolarità allo smascheramento della notizia falsa. Dal Disinformatico di Attivissimo a Bufale.net sino ad arrivare allo stesso Lercio, geniale nell’inventare di sana pianta notizie che spaziano dall’ironico al grottesco. Notizie che molti all’inizio scambiavano per vere, grazie anche alla pessima pratica di condividere “il titolo” senza aver letto l’articolo. Ma questa è un’altra storia.

 

About the author

Alessio Massidda is an Internet enthusiast since the web was born. Works in the field of communication by 18 years covering different roles. Today he is a creative director, UI/UX designer, copywriter, interested in marketing and branding. Loves traditional paper books, cinema, music, art and animals.

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