Grammar Nazi, inopportuno o incompreso?

Grammar Nazi, inopportuno o incompreso?

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Una delle figure più controverse del pianeta Internet a mio parere è il Grammar Nazi, un personaggio che difficilmente non avrete incrociato sul web. Il nazista grammaticale, come diremmo in italiano, è una tipologia di troll universalmente riconosciuta che si distingue sul web per la puntigliosità nella ricerca e conseguente correzione di errori ortografici. Il troll, per i più analogici di voi che non lo conoscessero, è un provocatore seriale. Avete presente quegli utenti che commentano qualunque cosa o entrano in qualsiasi discussione col solo intento di suscitare una reazione ed esacerbare gli animi? Sono troll. Il troll è una figura che compare sul web dalla sua nascita. In questi 20 e passa anni di web i troll si sono evoluti (anche se sarebbe più corretto dire involuti), moltiplicati, al punto che sono state individuate oltre 100 specie di troll, che nei casi più gravi commettono reati quali stalking, calunnia, cyberbullismo e molestia sessuale. Riprenderemo in futuro il discorso sul “trolling”, intanto torniamo a noi e al nostro caso specifico: i rompicoglioni grammaticali. Innanzitutto è bene precisare che come una rondine non fa primavera, l’irritabilità dinanzi a un errore non fa un Grammar Nazi. All’orticaria deve necessariamente succedere una reazione, che può essere veemente, boriosa, derisoria, comunque stizzita, piccata, antipatica. Insomma, il titolo bisogna guadagnarselo sul campo.

Una vera camicia bruna dell’ortografia ignora deliberatamente il principio della Netiquette che si trova al punto 11 delle regole importanti:
“Non essere intolleranti con chi commette errori sintattici o grammaticali. Se le circostanze lo consentono far notare gli errori, non con toni di rimprovero o di scherno ma con educazione al solo scopo di aiutare. Chi scrive è comunque tenuto a migliorare il proprio linguaggio in modo da risultare comprensibile alla collettività.”
Insomma, correggere non è bello ed è difficile trovare la maniera giusta per farlo. Certo è che il Grammar Nazi riesce a dare sfogo alla sua irritazione, mentre in tanti sono frustrati da obbrobri grammaticali che vorrebbero segnalare ma con i quali infine non riescono a relazionarsi.

 

In una certa misura mi sento di appartenere a questa sottospecie, sebbene il più delle volte provi rammarico, piuttosto che ira, nel vedere un discorso sensato perdere completamente di credibilità a causa di evidenti strafalcioni. Il sopracitato “piuttosto che” è il mio vero tallone d’Achille. Quando usato con valore disgiuntivo (al posto di oppure, ordunque a cazzo) riproduce in me la sensazione del gesso che raschia sulla lavagna, la puntura urticante della medusa, le emorroidi. Mr Hide prende il sopravvento sul Dr Jekyll, Bruce Banner cede all’incredibile Hulk, Seth Brundle si trasforma nella mosca. Non voglio con questo giustificare alcun tipo di integralismo morfologico, sinceramente non potrei neanche permettermelo. Ma che fare? Tendenzialmente opto per mutismo e rassegnazione, lasciando che le palle roteino esprimendo nel loro vorticoso silenzio tutto il mio sconforto (le palle degli occhi ovviamente). Fortunatamente per me è un pessimo intercalare verbale e ciò mi preserva dalla possibilità di trasformarmi in un Grammar Nazi, figura prettamente web dedita all’analisi del testo. Gli esemplari di razza non si curano dei contenuti, non si interessano alla discussione, non hanno un’opinione in merito alle questioni dibattute, cercano solo ed esclusivamente l’errore che non possono fare fisicamente a meno di sottolineare. Una volta avvistato vi si avventano come draghi di Komodo su un animale ferito. Il principio è il medesimo, se zoppica è attaccabile.

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Il nostro integralista sarà anche un amante della sintassi ma soprattutto ama mettersi in luce screditando chi scrive. Perché il Grammar Nazi in fin dei conti resta sempre un troll.

About the author

Alessio Massidda is an Internet enthusiast since the web was born. Works in the field of communication by 18 years covering different roles. Today he is a creative director, UI/UX designer, copywriter, interested in marketing and branding. Loves traditional paper books, cinema, music, art and animals.

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