Navigare a vista sul web

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Diciamoci la verità, il web all’inizio non ve lo siete filati neanche di striscio. Per molto tempo Internet è stata una cosa da Nerd (o meglio da Geek, ma di questo parleremo in futuro). Già, perché negli anni ’90 quando è nato il World Wide Web, la famosa abbreviazione www (in via di estinzione) che precedeva i siti, connettersi alla rete era una scelta di vita: voleva dire rinunciare al telefono di casa che era anche l’unico e solo mezzo di comunicazione con l’esterno per un’intera famiglia. E vi assicuro che se ne vedevano delle belle, perché in casa contavi qualcosa solo se riuscivi a impossessarti del telefono o del telecomando.

Correva la metà degli anni '90, i telefoni a tasti sostituivano quelli a disco anche se a casa mia un esemplare grigio classico continuava a resistere. In Sardegna nasceva Video On Line, il primo Internet Service Provider italiano. La grande scommessa di Niki Grauso, imprenditore, editore, pioniere che ha portato L'Unione Sarda a essere il primo quotidiano italiano sul web e il secondo giornale al mondo ad avere un sito Internet. Iniziava una nuova era e come scritto in precedenza veniva considerata una cosa da Geek. Per usufruirne non solo bisognava possedere un computer, ma soprattutto qualcuno che lo sapesse usare, configurare, installare. Uno smanettone insomma. E questa figura fortunatamente a casa nostra c'era, mio fratello. Connettersi aveva il sapore della piccola impresa. Sentivi il PC digitare il numero di telefono e i rumori alieni che produceva il modem a 56k, un’attesa del piacere infinita che ahimè non era il piacere stesso. Finalmente potevi avviare il browser, l’applicazione che consente l’accesso alle risorse della rete. Il primo browser fu sviluppato da Tim Berners-Lee e fu chiamato guarda caso WorldWideWeb.

Il browser per eccellenza si chiamava Netscape Navigator,  cliccavi sull'iconcina, ti mettevi comodo e invecchiavi serenamente aspettando il caricamento di un’immagine, quasi fosse un cantiere, che spesso si bloccava a metà. A volte succedeva che in un’altra stanza qualcuno alzava la cornetta e la magia finiva, altre era la connessione che si impallava e basta. E quando arrivava la bolletta poi erano cazzi. Di seguito arrivò la ISDN che offriva ben 64k di lentezza ma almeno si poteva telefonare e navigare contemporaneamente. La cosa più bella per me è stato chattare. Parlare con sconosciuti dall'altro capo del mondo era qualcosa di incredibile. Le chatroom si presentavano minimali: nickname, luogo di provenienza e i campi di testo per i messaggi. I profili senza foto perché avrebbero sovraccaricato il sistema. Se poi entravi in confidenza con qualcuno, scambiavi l'indirizzo di casa e spedivi una lettera con le foto stampate che arrivavano dopo un mese. Era la fine di un'epoca e per quanto il 2000 fosse alle porte, in fondo in fondo non immaginavamo sarebbe cambiato poi tanto.

Finalmente nel nuovo millennio irrompe l’ADSL. È la prima svolta per the Internet, come lo chiamano gli anglofoni, che inizia a riscuotere un consenso sempre più ampio. Ma conoscere qualcuno che naviga in rete e che magari può scaricare un po’ di musica di straforo o masterizzare qualche film è più che sufficiente nella maggior parte dei casi. Ci troviamo ancora di fronte a un bene di lusso. Decisivo è l’avvento di piattaforme per lo scambio e la condivisione di contenuti multimediali, i social network (YouTube, MySpace, Facebook, etc…) che danno vita al web dinamico, il cosiddetto web 2.0 (2004/2005). Sì, avete capito bene, il termine è stato coniato sul finire del 2004 che in rete equivale più o meno a un millennio fa. E per quanto il 2.0 sia diventato uno standard solo nel 2010, sentire ancora oggi parlare di 2.0 per indicare un qualcosa di estremamente innovativo suona quantomeno grottesco. È un po' come il vecchietto che parla in slang per apparire giovane, fa tenerezza nella migliore delle ipotesi. Fatto sta che Internet inizia ad avere un fortissimo appeal, al punto che per molti il confronto con la tecnologia non è più procrastinabile.

Il termine social network spunta nel 2003 anche se le prime piattaforme virtuali di interazione, scambio e condivisione risalgono alla metà degli anni ’90. Una vera e propria esplosione dei social però si ha solo nel 2007, complice una diffusione sempre più capillare della banda larga. Da lì in poi i numeri crescono, canali e utenti si moltiplicano. Il progresso tecnologico rende Internet fruibile a tutti attraverso smartphone e tablet sempre più performanti, con offerte da parte dei gestori di telefonia fissa e mobile incentrate maggiormente sulla navigazione. I social network invadono prepotentemente e definitivamente le nostre vite, ma forse non siamo preparati. Facebook mi ricorda una spiaggia troppo affollata: poco importa se sei arrivato prima, a un certo punto finisce che ti alteri. La rete è un mare ricco di insidie e meraviglie. Bello immergersi, ma ogni tanto bisogna risalire a prender fiato.

immersi nella rete

Ma non è mai troppo tardi per imparare quelle due o trecento cose per stare a galla. Navigare a vista sul web è il nome della missione che ci siamo preposti, persa in partenza ovviamente. Un piccolo manuale ignorante per sopravvivere su Internet: termini, cenni storici, curiosità e personaggi che ogni giorno incrociano la nostra rotta. Con l’ottimistico auspicio di offrire qualche spunto di dialogo e riflessione su ciò che il web è diventato e su dove stiamo andando a parare. E tra chi l’inglese in fondo in fondo non l’ha mai masticato e chi pensa che la Netiquette sia una salsa francese, di ottimismo in questo abisso profondo (e non parliamo del deep web) ne serve parecchio.

About the author

Alessio Massidda is an Internet enthusiast since the web was born. Works in the field of communication by 18 years covering different roles. Today he is a creative director, UI/UX designer, copywriter, interested in marketing and branding. Loves traditional paper books, cinema, music, art and animals.

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